Intervista a Bepi Costantino, Console onorario della Repubblica di Costa Rica

foto passaporto

Barese, sessantuno anni, ingegnere meccanico, giornalista professionista, Costantino è stato recentemente nominato Console onorario della Repubblica di Costa Rica con giurisdizione Puglia, Campania e Abruzzo.

Lo abbiamo incontrato per un’intervista.

Bepi Costantino è un nome noto a chiunque in Italia voglia in qualche modo approfondire la conoscenza della Costa Rica. Stiamo parlando dell’autore di “COSTA RICA – Il Paese più felice del mondo” (Edizioni SEDIT, 2010), il libro che continua ormai da anni a mantenere il primo posto per vendite e rilevanza nella più grande libreria italiana on line (www.IBS.it) e che costituisce una sorta di testo fondamentale per mettere a fuoco le peculiarità della nazione centroamericana.

loghino-1

Come si diventa Console?
«La legge costaricense prevede cinque requisiti fondamentali e imprescindibili. Il primo riguarda il concetto generale di “riconosciuta onorabilità”, che prevede non solo, ovviamente, un casellario giudiziale immacolato, ma anche uno stile di vita socialmente riconosciuto come “irreprensibile”. Si richiede, insomma, che la persona sia degna di rappresentare la Nazione. Il secondo prevede espliciti “legami affettivi con la Costa Rica”, è necessario, cioè, aver dimostrato di amare il Paese, di avere un attaccamento profondo, non occasionale, che abbia basi comprovate. Il terzo requisito fa riferimento a “volontà e capacità di promuovere il Paese nelle regioni di propria competenza negli ambiti turistico, commerciale e culturale”. Il quarto punto riguarda la capacità economica del candidato di far fronte alle spese per l’attività del Consolato. L’aggettivo “onorario” si riferisce anche al fatto che l’attività non è retribuita. L’ultimo è un impegno formale a non utilizzare la carica per fini personali».

Chiunque possegga questi requisiti può diventare Console?
«Il possesso di questi requisiti è la premessa per una possibile candidatura. Poi è necessario che una persona o un’istituzione autorevole presenti una formale proposta al Governo. Nel mio caso è stato l’ex Ambasciatore costaricense in Italia, Jaime Feinzaig, a chiedere la mia disponibilità e ad avviare poi l’iter.
Con il dott. Feinzaig ci sono state immediatamente una grande intesa e una forte volontà di collaborazione per sviluppare importanti azioni promozionali. Si innamorò del mio libro, soprattutto dell’idea dal quale era nato e del modo in cui era stata sviluppata.
Così l’Ambasciatore pensò a una mostra fotografica, coinvolgendo i migliori professionisti costaricensi, sullo stesso tema e cioè “COSTA RICA – Il Paese più felice del mondo”. L’esposizione, inaugurata a Roma, ebbe un notevole successo, divenne poi itinerante e io organizzai un paio di “tappe”, In Puglia e in Calabria.
In altre occasioni il dott. Feinzaig mi ha chiesto di svolgere relazioni o partecipare a pubblici incontri nei quali fosse richiesta una particolare conoscenza del Paese e tutto ciò, insieme a una serie di attività precedenti, ha contributo alla formulazione della mia candidatura».

A chi spetta l’approvazione?
«Il Ministero degli esteri della Costa Rica svolge un’indagine e verifica la presenza dei requisiti. Se l’esito è positivo, lo stesso Ministero presenta una domanda al Ministero degli Esteri del Paese ospitante, in questo caso l’Italia, che svolge le proprie verifiche attraverso organi di polizia e Prefetture di competenza.
Soltanto dopo aver ottenuto questo beneplacito, il Presidente della Repubblica di Costa Rica firma le “Lettere patenti”, controfirmate dal Ministro degli Esteri, che hanno forma e valore di decreto e che costituiscono la nomina ufficiale. L’operatività avviene poi soltanto con il rilascio dell’”exequatur” firmato dal Ministro degli Esteri italiano. Insomma è una procedura complicata, regolata dalla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari e che dura spesso oltre un anno».

Hai fatto cenno alla genesi del tuo libro. Ci puoi dire qualcosa in più?
«Nel 2009 la New Economics Foundation di Londra, un centro studi indipendente, coniò l’HPI, ossia l’Happy Planet Index, un indicatore della “felicità” degli abitanti di circa duecento Paesi. Questo indice era basato essenzialmente sulla “felicità” percepita individualmente, rilevata con sondaggi statistici, sulla durata media della vita e sull’”impronta ecologica”. Ebbene la Costa Rica era al primo posto del HPI.
Dopo pochi mesi, la Facoltà di Sociologia dell’Università di Rotterdam condusse un’indagine con le stesse finalità ma basata su criteri totalmente differenti, e anche in quel caso la Costa Rica era in vetta.
Ne parlarono un po’ tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma ovviamente in America centrale la notizia ebbe un peso notevole. Fu così che discutendo dell’argomento una sera a San José con alcuni amici, scaturì l’idea di scrivere un libro per ricercare le ragioni di questa “felicità”. E, mi fu fatto notare, era necessario che questo approfondimento venisse compiuto da uno straniero (nemo propheta in patria) che avesse l’indispensabile distacco ma che possedesse già una vasta conoscenza del Paese. Decisi così di dedicarmi a questo lavoro e dopo nove mesi, dei quali oltre la metà trascorsi in Costa Rica, il libro vide la luce».

bandiera

Come nasce il tuo rapporto con la Costa Rica?
«Risale a molti anni fa. Nel 1982 vinsi un concorso del Ministero degli Esteri come ricercatore per un progetto internazionale sullo sviluppo della meccanizzazione agricola in Guanacaste, la regione a nord della Costa Rica. Il gruppo di lavoro era composto da ingegneri e agronomi costaricensi, italiani, peruviani, giapponesi e olandesi, nella facoltà di “Ingenieria agricola” dell’ITCR (Instituto Tecnologico de Costa Rica) a Cartago, l’antica capitale. Fu un’esperienza, umana e professionale, meravigliosa.
Dopo tre anni tornai in Italia, mi dedicai ad altro, ma da allora non ho mai smesso di avere rapporti con istituzioni pubbliche e private costaricensi. E ovviamente ho sviluppato e mantenuto una gran quantità di relazioni personali: alcuni fra i miei migliori amici sono in Costa Rica, e questa è un’altra ragione che mi porta a ogni anno a trascorrere qualche mese in “Tiquicia”».

Che cosa rappresenta per te la Costa Rica?
«Difficile rispondere in poche parole. E’ la mia seconda Patria, mi sento a mio agio esattamente come in Italia, da un certo punto di vista anche di più, perché avverto la sintonia con la gente ovunque vada, cosa che da noi accade più raramente. E’ un Paese che amo profondamente, che non finisce di stupirmi in positivo, dove accadono sempre cose che in altri luoghi sarebbero inimmaginabili. Condivido totalmente i valori sui quali è stata costruita la Repubblica e che continuano a reggere il Paese. E se a tutto ciò aggiungo l’infinita bellezza della natura e la gradevolezza del clima, mi sento come un uomo perdutamente innamorato di una donna bellissima, disposto a perdonarle qualsiasi difetto»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*